Perché i flaconi fischiano? |
Gli umidificatori monouso preriempiti rappresentano
certamente un grande passo avanti nella gestione
della somministrazione dell’ossigeno in reparto, per
la loro praticità e soprattutto per la loro
igienicità. E’ però ovviamente necessario conoscerli
a fondo per utilizzarli correttamente. Infatti
questi
flaconi
sono stati progettati solamente per l’umidificazione
dell’ossigeno, che può poi essere fornito al
paziente attraverso gli
appositi dispositivi,
quali cannule nasali, maschere per ossigeno a
concentrazione media, alta o fissa (venturi).
Essendo l’involucro contenente l’acqua sterile
realizzato in materiale plastico semirigido esso può
sopportare flussi di ossigeno massimi di circa 10 l/min,
(come evidenziato dagli stessi produttori) che sono
quasi sempre più che sufficienti per le normali
esigenze cliniche; flussi più elevati o ostacoli
(resistenze) lungo la linea di somministrazione
potrebbero causare aumenti di pressione tali da
portare deformazioni del contenitore fino ad
arrivare a veri e propri scoppi. |
Durante l’ossigenoterapia |
In questo caso la nostra esperienza ci dice che
ciò possa avvenire o in modo episodico, ad
esempio per una strozzatura temporanea del tubo
di connessione, accidentalmente piegatosi, o in
modo continuativo quasi sempre con l’utilizzo di
maschere a concentrazione fissa “tipo venturi”.
In questo secondo caso il problema può essere
legato proprio alla dimensione del foro
attraverso il quale passa l’ossigeno, in molte
maschere troppo piccolo per permettere il
passaggio del flusso necessario, che pertanto
causa un aumento di resistenza tale da far
scegliere al flusso come via preferenziale per
l’uscita il foro di sicurezza portando l’ormai
noto rumore.
Altro aspetto che abbiamo riscontrato
direttamente in diversi ospedali
riguarda la taratura dell’impianto
centrale di erogazione dell’ossigeno.
Molto spesso infatti questo è a 4 BAR o
anche più. Un dato che troppi ignorano è
però che i normali flussimetri in uso in
ospedale sono tarati per funzionare
correttamente solo a patto che la
pressione a monte sia di 3,5 BAR.
Pertanto quando questa pressione
è superiore impostando ad esempio
un’uscita di ossigeno desiderata di 8
lit.
fuoriesce in realtà una quantità di O2
tanto più alta quanta più differenza c’è
tra la pressione dell’impianto
centralizzato e i 3,5 BAR richiesti.
Soluzioni consigliate |
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Utilizzo improprio |
Discorso differente
è ovviamente quello legato al fischio che si
sente in modo fastidioso e continuo quando i flaconi
vengono utilizzati con metodiche non previste nelle
intenzioni d’uso del produttore, come, a titolo di
esempio, l’aerosol di un farmaco tramite una normale
mascherina con nebulizzatore
o la ventilazione di un paziente con un
va e vieni.
In questo caso in realtà, il problema è che non si
dovrebbe far transitare l’ossigeno attraverso il
flacone, in quanto prendendo ad esempio il discorso
dell’aerosol, (certamente il caso più frequente) il
forellino del nebulizzatore che permette di ottenere la
necessaria micronizzazione delle particelle è di
dimensioni talmente piccole che la resistenza si alza a
tal punto da far certamente fischiare il flacone stesso.
Soluzioni proposte
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